Plastica e ambiente
Plastiche nei rifiuti domestici: dove conferirle?
Tre vie di smaltimento, tre forme di recupero – e la domanda di quale sia davvero la migliore dal punto di vista ecologico ed economico.
Che cosa fare delle plastiche nei rifiuti domestici?
Esistono tre vie: il riciclaggio meccanico in granuli, il recupero termico nell'incenerimento e il recupero energetico nella produzione di cemento. Quale prevalga sul piano ecologico dipende dalla purezza e dal costo di raccolta, non dal solo tasso di riciclaggio.
Quali vie di smaltimento esistono?
Fondamentalmente esistono tre vie di smaltimento, che portano a forme diverse di recupero:
- Riciclaggio meccanico: trattamento dei rifiuti in granuli di plastica
- Recupero termico: sfruttamento del potere calorifico delle plastiche nell’incenerimento dei rifiuti
- Recupero energetico: impiego dell’energia contenuta nella plastica per la produzione di cemento
In Svizzera le quote sono le seguenti[2]:
- Recupero termico: 83,3 %
- Riciclaggio meccanico: 10,3 %
- Recupero energetico: 6,4 %
In diversi Paesi i rifiuti finiscono anche in discarica («landfill»). È la via di smaltimento peggiore. In Svizzera dal 2000 non si conferiscono più in discarica rifiuti combustibili.
Quali sistemi di raccolta esistono in Svizzera?
Il più diffuso resta la raccolta insieme ai normali rifiuti domestici per il recupero energetico.
Esistono però anche sistemi specifici per le plastiche[3]:
- Sacchi a pagamento per plastica (4740 tonnellate/anno)
- Punti di raccolta pubblici e privati (1181 tonnellate/anno)
- Consegna presso il commercio al dettaglio (5396 tonnellate/anno)
Il tasso di riciclaggio meccanico di questi sistemi è del 53 %. Anche con questa modalità di raccolta il 36 % viene recuperato per via termica o energetica; un ulteriore 11 % è dovuto alla perdita di umidità, che genera uno scarto fra il peso in ingresso della frazione raccolta e quello in uscita dopo lo smaltimento.
Un altro studio dell’EMPA[4] ha esaminato il tasso di riciclaggio meccanico del sacco a pagamento KUH Bag. Il KUH Bag è un progetto pilota comune del consorzio ZAB di Bazenheid e dell’associazione degli impianti d’incenerimento del Turgovia. Il bacino d’utenza comprende il 4,6 % della popolazione svizzera. Nel secondo anno d’impiego sono state raccolte 502 tonnellate di plastica dalle economie domestiche, pari a un tasso di raccolta del 10 % della quantità ritenuta raccoglibile nel bacino. La quantità raccolta è comunque raddoppiata rispetto all’anno d’avvio. Quanto al tasso tecnico di riciclaggio (kg di riciclato per 100 kg di materiale raccolto), lo studio indica un valore del 47 %.
Lo studio KuRVe (riciclaggio e recupero delle plastiche)
La società Carbotech AG e l’istituto universitario UMTEC hanno condotto, su incarico di otto Cantoni, di diverse associazioni e dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), uno studio di valutazione dei sistemi di raccolta delle plastiche. Lo studio KuRVe è stato pubblicato a metà luglio 2017.
Lo studio giunge alla conclusione seguente[5]: «Le raccolte di plastica dalle economie domestiche hanno, rispetto alla raccolta delle bottiglie in PET, una bassa efficienza costi/benefici. Al beneficio ecologico relativamente ridotto si contrappongono costi elevati. Il potenziale beneficio ecologico di una nuova raccolta di plastica per persona e anno corrisponde al risparmio di un tragitto in auto di 30 chilometri per persona e anno.» Lo studio quantifica i costi di smaltimento: nei rifiuti domestici normali con incenerimento in un impianto IIRU, CHF 250/tonnellata; con una nuova raccolta separata delle plastiche, CHF 750/tonnellata. Da questa valutazione è escluso il sistema esistente per le bottiglie per bevande in PET (sistema PRS).
Lo studio KuRVe si intende come base per ulteriori discussioni e come contributo al processo decisionale politico.
La posizione di Confederazione, Cantoni e Comuni
Al convegno UFAM del 14.11.2017 è stata illustrata la posizione comune di Confederazione, Cantoni e Comuni (UFAM, Cercle Déchets, Organizzazione Infrastrutture comunali)[6]:
- UFAM, CD e OKI comprendono il desiderio della popolazione di raccogliere separatamente il maggior numero possibile di rifiuti plastici. Una raccolta è però sensata solo se costi e benefici stanno in rapporto adeguato.
- Dal punto di vista di UFAM, CD e OKI la raccolta separata monomateriale delle bottiglie per bevande in PET è sensata e va assolutamente mantenuta, perché per esse è possibile un riciclaggio «bottle-to-bottle» di alta qualità.
- UFAM, CD e OKI accolgono favorevolmente la raccolta di flaconi in plastica offerta dal commercio al dettaglio su tutto il territorio nazionale. Si tratta perlopiù di PE, ben valorizzabile. Inoltre questa raccolta è gratuita per le consumatrici e i consumatori.
- Verso la raccolta separata di rifiuti plastici misti UFAM, CD e OKI sono scettici, poiché la quota del materiale raccolto valorizzabile in modo qualitativamente elevato è bassa.
- A seconda di come evolverà la situazione nei prossimi anni grazie alle innovazioni tecniche, UFAM, CD e OKI procederanno a una nuova valutazione.
La nostra posizione
Come trasformatori con una quota rilevante di imballaggi accogliamo favorevolmente la posizione delle autorità, che si esprime chiaramente a favore di un’elevata qualità del materiale raccolto – in un certo senso una raccolta selettiva. Questa a sua volta consente a noi trasformatori di ricavare, dagli imballaggi in plastica gettati e raccolti, nuovamente lo stesso prodotto. Manteniamo così il materiale il più a lungo possibile in un «closed loop». Se dopo un certo numero di cicli di riciclaggio meccanico la qualità peggiorasse, resta comunque l’opzione del recupero termico o energetico.
Un riciclaggio «bottle-to-bottle» è da noi favorito: si tratta di impiegare materiale riciclato di alta qualità al posto della materia vergine. La produzione di un chilogrammo di polietilene (PE-HD) richiede 76,7 MJ[7], a fronte di un potere calorifico di 54,3 MJ/kg[7]. La differenza di circa 22 MJ/kg non viene sfruttata. Nel ricondizionamento, per fondere un chilogrammo di polietilene servono circa 0,5 MJ/kg. Non va inoltre dimenticato che la combustione di 1 kg di polietilene genera 3,14 kg di CO₂.
Con un sistema di raccolta che rilevi in modo selettivo frazioni scelte di elevata qualità raggiungiamo tassi di riciclaggio meccanico molto alti. Un ottimo esempio è il sistema PRS per le bottiglie per bevande in PET, che raggiunge un tasso di raccolta dell’83 %. Grazie alla buona qualità del riciclato è possibile un riciclaggio «bottle-to-bottle». Al tempo stesso restano disponibili le altre vie di smaltimento, il recupero termico ed energetico.
Un sondaggio[8] presso 485 trasformatori in 28 Paesi, condotto da EuPC (European Plastic Converters), ha sostanzialmente evidenziato che manca materiale riciclato di elevata qualità.
Se si vuole ampliare il recupero di materia, una buona qualità del materiale raccolto è la condizione di base. Occorre inoltre la disponibilità di distributori, riempitori, brand owner e altri ad acquistare prodotti realizzati con materiale post-consumer.
Fonti
- [1] Kunststoffmengen im Hauskehricht, Kunststofftagung 14.11.17, BAFU (ohne PET Getränkeflaschen im PRS System, ohne Verbundwerkstoffe und ohne Textilien)
- [2] Quote svizzere delle vie di recupero
- [3] Übersicht der verschiedenen Sammelsysteme der Schweiz, HSR Hochschule für Technik Rapperswil, UMTEC Institut für Verfahrens- und Umwelttechnik, 14.11.17
- [4] EMPA, studio sul sacco a pagamento per plastica KUH Bag
- [5] Carbotech AG / UMTEC, studio KuRVe su incarico di otto Cantoni, associazioni e UFAM, luglio 2017
- [6] Posizione comune di UFAM, Cercle Déchets e Infrastrutture comunali, convegno UFAM del 14.11.2017
- [7] Stoffliche Nutzung nachwachsender Rohstoffe: Grundlagen - Werkstoffe – Anwendungen, Türk, 2013, Springer Verlag
- [8] EuPC, sondaggio presso 485 trasformatori in 28 Paesi