Mercato & normativa
Il PET riciclato è sicuro per il contatto con gli alimenti?
Da anni bottiglie per acqua minerale e altre bevande in PET riciclato sono in uso. Come l'EFSA valuta la sicurezza dei processi di riciclaggio – e dove la metodologia è discussa.
Il PET riciclato è sicuro per il contatto con gli alimenti?
Sì, se il procedimento è autorizzato. L'EFSA ha giudicato sicuri oltre 200 processi di riciclaggio, la maggior parte per il PET. Non conta il riciclato in sé, bensì il procedimento valutato e la dichiarazione di conformità dell'articolo concreto.
Il PET riciclato ci accompagna da anni
Da anni sono in uso, per esempio, bottiglie per acqua minerale e altre bevande in PET riciclato. In assenza di un’autorizzazione europea, l’omologazione spetta alle autorità nazionali. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha giudicato sicuri oltre 200 processi di riciclaggio di materie plastiche, la maggior parte per il PET. Ciononostante non è ancora intervenuta una formale autorizzazione della Commissione, come previsto dal regolamento (CE) 282/2008.
Come l’EFSA valuta la sicurezza dei processi di riciclaggio del PET
Nel 2011 l’EFSA ha pubblicato il procedimento e i criteri per la valutazione di sicurezza delle bottiglie in PET[1]. La valutazione poggia su tre pilastri.
- Concentrazione di sostanze post-consumer (PCR). L’EFSA assume che la contaminazione con sostanze PCR nei flake lavati (dopo la selezione le bottiglie conferite al riciclaggio vengono triturate in flake, lavate e asciugate) sia di 3 mg/kg[2].
- Efficienza di pulizia del processo. Il punto centrale della valutazione è la determinazione dell’efficienza effettiva di pulizia. A questo scopo i flake vengono contaminati con i cosiddetti surrogati, che devono simulare le sostanze PCR – per esempio toluene, clorobenzene, benzofenone o metilstearato. I surrogati devono rappresentare masse molari e polarità diverse, quali possono presentarsi nelle sostanze PCR. I flake vengono poi sottoposti al processo di pulizia e la riduzione della contaminazione viene indicata in percentuale.
- Esposizione dei consumatori a eventuali sostanze PCR. Mediante una modellizzazione l’EFSA determina, per i surrogati, la quantità ammissibile che può ancora trovarsi nei flake di PET dopo il processo di pulizia senza che ne derivi un pericolo. La contaminazione ammissibile modellizzata (Cmod) viene confrontata con la concentrazione calcolata dopo il processo (Cres), basata sull’efficienza di pulizia. La concentrazione residua di un surrogato dopo la pulizia deve risultare inferiore a quella modellizzata: solo allora il processo è considerato sicuro. Secondo il principio di precauzione l’EFSA considera le sostanze PCR potenzialmente genotossiche. Per tali sostanze vale, secondo il concetto TTC (Threshold of Toxicological Concern), un limite massimo di assunzione di 0,0025 µg/kg di peso corporeo al giorno[5]. Nello scenario di esposizione di riferimento l’EFSA si basa sul gruppo più vulnerabile, i bambini piccoli[6], salvo esistano restrizioni d’uso.
L’EFSA è troppo conservativa nella sua valutazione?
Gli scienziati Roland Franz e Frank Welle si esprimono criticamente sulla metodologia dell’EFSA in un articolo recente[7], anche alla luce del fatto che circa il 20 % della plastica è impiegato per imballaggi alimentari e che il suo riciclaggio è indispensabile per raggiungere un’economia circolare.
Nel dettaglio, Franz e Welle osservano quanto segue.
- Come descritto sopra, l’EFSA assume che i flake di PET destinati al riciclaggio siano contaminati con 3 mg/kg di sostanze PCR. Questi valori derivano da uno studio di oltre vent’anni fa. Franz e Welle ritengono che, per i mutamenti intervenuti nel mercato, il numero di bottiglie in PET usate impropriamente sia diminuito e che di conseguenza la contaminazione iniziale dei flake debba essere inferiore.
- L’assunto che tutte le sostanze PCR agiscano in modo genotossico è da mettere in discussione. La stessa EFSA scrive nel suo parere del 2011[1] che nell’UE le sostanze genotossiche non possono essere impiegate per beni di consumo e che una contaminazione delle bottiglie in PET, semmai, si presenterebbe solo sporadicamente. E anche laddove comparissero strutture potenzialmente genotossiche, queste reagirebbero durante il processo di riciclaggio a causa del carico termico, riducendone ulteriormente la concentrazione. Franz e Welle non hanno comunque trovato pubblicazioni che documentino la presenza di sostanze genotossiche nei flake di PET oltre il limite di rilevazione di 0,1 mg/kg per le sostanze volatili e 0,5 mg/kg per quelle non volatili[8].
- Gli scenari di esposizione sono, secondo Franz e Welle, irrealistici. Per l’acqua minerale, per esempio, l’EFSA assume che l’intera quantità consumata giornalmente provenga da bottiglie in riciclato al 100 % che hanno inoltre alle spalle un anno di stoccaggio.
- Infine, per il calcolo della migrazione l’EFSA impiega modelli che restituiscono valori troppo elevati, benché esistano modelli più realistici. L’EFSA ne è consapevole e corregge i valori di migrazione per i processi di riciclaggio del PET di un fattore cinque. Questa correzione viene però applicata forfettariamente a tutte le sostanze, ad alto o basso peso molecolare. Franz e Welle ritengono che, con un peso molecolare di 300 g·mol⁻¹, il modello attualmente impiegato dall’EFSA sovrastimi la migrazione di un fattore 350. In uno studio precedente[9] gli stessi autori avevano trovato nel PET solo sostanze con massa molare di circa 200 g·mol⁻¹: molecole più grandi possono penetrare nella matrice PET solo con difficoltà o per nulla. Si pone quindi la domanda se l’impiego del metilstearato, con massa molare di 298,51 g·mol⁻¹, sia realistico.
Conclusione: conciliare principio di precauzione e approccio al rischio
Non possiamo evitare di confrontarci con la questione del rischio residuo accettabile, per quanto volentieri la aggireremmo. Con un approccio puramente hazard-based (sostanza nociva = pericolo potenziale) difficilmente raggiungeremo un’economia circolare, non solo per la plastica ma anche per altri materiali.
Resta dunque un approccio risk-based: sostanza nociva + esposizione = pericolo. Si tratterà di rappresentare la realtà nel modo più fedele possibile e di prevedere un margine di sicurezza sufficiente a soddisfare il principio di precauzione.
Quanto più sappiamo sulla presenza di sostanze PCR e sul loro potenziale tossicologico, tanto più ci avviciniamo a questo obiettivo e tanto più precisamente possiamo definire il margine di sicurezza necessario.
L’attuale metodologia dell’EFSA sembra offrire un livello di sicurezza molto elevato, poiché per concentrazione, genotossicità ed esposizione si parte da scenari worst case. Si può quindi presumere che i sistemi di riciclaggio del PET giudicati sicuri dall’EFSA lo siano effettivamente.
È importante migliorare le conoscenze sulle sostanze presenti e sul loro potenziale di danno, per poter effettuare valutazioni basate sul rischio adeguate.
Fonti
- [1] EFSA, parere scientifico sui criteri per la valutazione di sicurezza dei processi di riciclaggio meccanico per PET destinato al contatto con alimenti, EFSA Journal 2011;9(7):2184
- [2] (solo in tedesco) Die Annahme, dass die Kontamination mit PCR Substanzen 3 mg/Kg PET Flakes beträgt, stützt sich auf das EU Projekt FAIR-CT98-4318. In diesem Projekt wurden gesammelte Flaschen aus 12 europäischen Ländern untersucht. In Einzelfällen wurden Flaschen gefunden, die zweckfremd (also nicht für Lebensmittel, sondern zur Lagerung von Chemikalien) eingesetzt wurden. Diese Flaschen wiesen eine Kontamination mit Toluol und Xylol bis zu maximal 6750 mg/Kg auf. Insgesamt wurde 3 solche Flaschen gefunden, in der gesamten Sammelmenge von zwischen 7000 und 10.000 Flaschen. Das führt zu einer Inzidenz von 0,03%-0,04%. Bezogen auf den maximal gefundenen Kontaminationswert von 6750 mg/Kg ergibt sich bei der obigen Inzidenz eine Kontamination von 2,7 mg/Kg, welche die EFSA auf 3 mg/Kg aufrundet
- [3] EFSA, scientific opinion of the process Suplet Plasticos, EFSA Journal 2021 ;19(10).6867
- [4] EFSA, Safety Assessment of the process POLY RECYCING ET DIRECT IV+…, EFSA Journal 2019 ;17(10) :5865
- [5] EFSA, Guidance on the use of the Threshold of Toxicological Concern approach in food safety assessment, EFSA Journal 2019;17(6):5708
- [6] (solo in tedesco) Beispiel Mineralwasser: bei einem von der EFSA angenommenen Körpergewicht für Kleinkinder von 5 Kg wird die Konsummenge an Mineralwasser mit 0,75 Litern pro Tag festgelegt. Weiter wird angenommen, dass das Wasser aus 100% recycelten PET Flaschen stammt, welche eine Lagerdauer von 365 Tagen bei 25°C hinter sich haben. Das heisst, eine PCR Substanz (bzw. ein Surrogat) darf nicht in höherer Menge als 0,017 µg/Kg migrieren, um Kleinkinder nicht zu gefährden. Dieser Wert berechnet sich aus der maximal zulässigen Aufnahmegrenze für potenziell genotoxische Substanzen von 0,0025 µg pro Kg Körpergewicht und Tag. Mit einem Gewicht von 5 Kg darf ein Kleinkind fünf Mal diesen Wert aufnehmen, was die 0,17 µg pro Tag ergibt
- [7] Franz, R.; Welle, F., Recycling of Post-Consumer Packaging Materials into New Food Packaging Applications – Critical Review of the European Approach and Future Perspectives. Sustainability 2022, 14, 824
- [8] (solo in tedesco) Hier der Vorschlag, dass die angenommene genotoxische Kontamination mit 0.5 mg/Kg festgelegt wird. Damit würden die empirischen Daten reflektiert, und die Unsicherheit bezüglich der Anwesenheit von genotoxischen Substanzen unterhalb der Detektionsgrenze berücksichtigt
- [9] Franz, R. ; Welle, F., Contamination Levels in Recollected PET Bottles from Non-Food Applications and their Impact on the Safety of Recycled PET for Food Contact. Molecules, 2020, 25, 4998