Mercato & normativa
La tassa sulla plastica porta all'economia circolare?
A livello europeo e in singoli Paesi si discute da tempo di una tassa sulla plastica. Nel bilancio UE 2021-2027 è prevista una contribuzione sulla quota non riciclata degli imballaggi.
Una tassa sulla plastica porta all'economia circolare?
Solo in parte. La contribuzione UE di 80 centesimi per chilogrammo di imballaggio plastico non riciclato crea un incentivo di prezzo, ma non fornisce né infrastrutture di raccolta né qualità del riciclato. Agisce solo insieme a quote vincolanti e requisiti di eco-progettazione.
Stato delle cose. L’articolo analizza la contribuzione plastica dell’UE nel quadro di bilancio 2021-2027. Da allora il PPWR (UE 2025/40) ha ampliato nettamente il quadro normativo: la contribuzione è oggi solo uno strumento fra molti.
Di che cosa si tratta
A livello europeo e in singoli Paesi si discute da tempo di una tassa sulla plastica e si compiono passi verso la sua attuazione. Nel bilancio 2021-2027 dell’Unione europea è prevista una tassa sulla quota non riciclata degli imballaggi in plastica, pari a 80 centesimi per chilogrammo di materiale non riciclato. Stando alle indicazioni, molti Stati membri più grandi intendono coprirla dal bilancio generale dell’UE senza introdurre una nuova imposta. Singoli Paesi come Regno Unito, Italia e Spagna hanno pure deciso una tassa sugli imballaggi in plastica basata sulla quota di riciclato. Ai tre Paesi potrebbe ora aggiungersi la Svizzera: il 17 dicembre 2020 il Consiglio nazionale, quale Camera prioritaria, ha accolto la mozione 20.3940. La mozione della Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia prevede una tassa sugli imballaggi in plastica per bevande e detergenti se non contengono almeno il 25 % di riciclato.
Perché la tassa sulla plastica è lo strumento sbagliato
La mozione è problematica sotto diversi aspetti e non sostiene l’economia circolare.
- Molte applicazioni non si possono realizzare con una quota di riciclato. L’impiego di riciclati per gli alimenti è attualmente quasi impossibile nell’ambito delle poliolefine (polietilene, polipropilene) per mancanza di omologazioni (cfr. regolamento (CE) 282/2008). Per i detergenti, diverse sostanze (per esempio i concentrati) richiedono una cosiddetta omologazione UN. Anche qui l’impiego di riciclati non è praticabile. Questi imballaggi vengono discriminati.
- Attualmente e nel prossimo futuro mancano riciclati in quantità e qualità sufficienti. Prima ancora di pensare a una simile tassa andrebbero create strutture adeguate di raccolta, selezione e trattamento. In Europa quasi il 70 % dei trasformatori lamenta che non sono disponibili riciclati idonei in quantità sufficiente.
- Le plastiche non sono gli unici materiali impiegati per gli imballaggi. Se vengono gravate da una tassa, si può passare ad altri materiali che generano altrettanti rifiuti ma che, in certi casi, si riciclano solo con un fabbisogno energetico maggiore e presentano un bilancio ecologico peggiore. In tal caso a perdere sarebbe l’ambiente. Rinunciare alla plastica negli imballaggi di beni di consumo quadruplica i costi ambientali.
- Tassare gli imballaggi in plastica e non gli altri materiali è discriminatorio.
- La tassa non contribuisce alla raccolta e al trattamento – ed è esattamente lì che interviene l’economia circolare. Se mai, i mezzi andrebbero impiegati in modo mirato per costruire tali infrastrutture. In Svizzera manca al riguardo una strategia coerente.
- La tassa ostacola le iniziative del settore privato, dove esistono concetti promettenti (si veda oltre).
Per quanto bene possa suonare, una tassa sulla plastica non risolve il problema delle risorse e dei rifiuti.
Restare a guardare?
L’industria deve dunque restare a guardare? Assolutamente no. I problemi ambientali sono troppo grandi, primo fra tutti il cambiamento climatico che minaccia le nostre basi vitali. Troppo grande anche il nostro fabbisogno di risorse. Dobbiamo agire, e in fretta.
Le soluzioni esistono
Funzionano meglio le soluzioni su cui le catene del valore interessate si accordano volontariamente. Che possa riuscire benissimo lo mostra l’esempio dell’organizzazione PET-Recycling Svizzera (PRS). L’ordinanza sugli imballaggi per bevande (OIB) richiede all’articolo 8 capoverso 1 un tasso di riciclaggio del 75 % per gli imballaggi per bevande in vetro, PET e alluminio. Per il PET, il settore ha creato la PRS per raggiungere l’obiettivo e finanzia raccolta e valorizzazione con un contributo per bottiglia. Il tasso di raccolta è oggi ben oltre la soglia prevista e i contenitori sono presenti ovunque nello spazio pubblico e negli uffici.
Un buon sistema di responsabilità estesa del produttore è stato sviluppato anche dall’associazione PRISMA. Analogamente alla PRS si crea un’organizzazione finanziata da chi immette in commercio, che organizza raccolta e valorizzazione insieme a Cantoni e Comuni (in Svizzera vige un monopolio pubblico sui rifiuti urbani). www.prisma-innovation.ch
Il sistema PRISMA comprende tutti i tipi di imballaggio, quindi anche alluminio, vetro, cartone e altri. Tramite l’eco-modulazione, gli imballaggi progettati in modo sostenibile (Design for Recycling and Circularity) sono trattati in modo preferenziale.
Non cediamo dunque a misure populiste che suonano bene ma servono poco all’ambiente: realizziamo concetti completi e costruiamo un’economia circolare che comprenda tutti gli imballaggi.
Fonti
- EuPC, Survey on the use of rPM, Bruxelles, 2020
- Trucost, Plastics and Sustainability, Washington, 2016