Plastica e ambiente

20 settembre 2017 · 6 min di lettura

Marine Litter – plastica negli oceani

Ogni anno tra 5 e 12,5 milioni di tonnellate di plastica raggiungono gli oceani dalle regioni costiere. Da dove viene questa plastica e quali soluzioni esistono?

Cumuli di reti da pesca in plastica dismesse in un'area di raccolta

Da dove proviene la plastica negli oceani?

Ogni anno 5-12,5 milioni di tonnellate di plastica raggiungono il mare dalle regioni costiere, più 0,075-1,1 milioni di tonnellate dalle zone interne e dalle navi. La causa principale è l'assenza di infrastrutture per i rifiuti, non il materiale in sé.

La plastica raggiunge gli oceani

Ogni anno tra 5 e 12,5 milioni di tonnellate di plastica raggiungono gli oceani dalle regioni costiere. Altri 0,075-1,1 milioni di tonnellate provengono da zone non costiere o dalle navi[1]. Si va da particelle molto piccole (nanoparticelle dai cosmetici, fibre di tessuti e pile) a oggetti di media grandezza come tappi e bottiglie, fino a pezzi più grandi come pneumatici o contenitori refrigerati. Attualmente la quantità di plastica negli oceani è stimata in 150 milioni di tonnellate[2]. La maggior parte proviene dal Sud-est asiatico, con Cina e Filippine in testa[3].

Questa plastica negli oceani è problematica sotto diversi aspetti:

  • Minaccia per la fauna che la ingerisce
  • Inquinamento dell’acqua e delle spiagge
  • Spreco di materie prime plastiche

Quali approcci esistono?

Come affrontare il problema del marine litter? L’IEEP[1] propone una piramide di misure, in quest’ordine di priorità:

  1. Prevenire o ridurre la produzione di rifiuti che contribuiscono al marine litter – p. es. con il design del prodotto, la scelta dei materiali, l’efficienza
  2. Prevenire o ridurre l’arrivo dei rifiuti nell’ambiente marino – p. es. con la raccolta e la gestione dei rifiuti, compresi riutilizzo, riparazione, rigenerazione e riciclaggio, la responsabilità estesa del produttore (EPR)
  3. Raccogliere i rifiuti dall’ambiente marino – p. es. pulizia delle spiagge, «fishing for litter»
  4. Riciclare o fare upcycling dei rifiuti raccolti – p. es. in nuovi prodotti
  5. Recupero energetico
  6. Smaltimento finale

L’industria può agire anzitutto sul primo livello. Sono in corso diverse iniziative per progettare i componenti in plastica, soprattutto gli imballaggi, in modo favorevole al riciclaggio. Di queste iniziative note come «Design for Recycling» parleremo in un contributo separato.

Il secondo livello – l’assenza di infrastrutture per la gestione dei rifiuti – si colloca sul piano della politica e della cooperazione allo sviluppo.

L’iniziativa Waste Free Oceans

Se però la plastica è già finita negli oceani, occorre rimuoverla, poiché si degrada molto lentamente. A questo scopo l’associazione europea dei trasformatori EuPC – European Plastic Converters – ha avviato una partnership strategica con l’organizzazione Waste Free Oceans (WFO). Anche l’associazione svizzera Swiss Plastics è membro di EuPC.

Il motto della WFO è «we collect and upcycle ocean plastic». In collaborazione con i pescatori di tutto il mondo vengono raccolte e rilavorate le reti da pesca. Dalla materia prima così ottenuta si possono realizzare nuovi prodotti, pienamente nel senso dell’economia circolare.

Ma i rifiuti di plastica vengono raccolti anche sulle spiagge. L’organizzazione TerraCycle collabora con volontari in tutto il mondo e offre programmi di riciclaggio gratuiti. Quasi 64 milioni di persone partecipano a questi programmi[5].

Nell’estate di quell’anno è arrivato sul mercato mondiale il primo prodotto composto per il 25 % da plastica riciclata raccolta da TerraCycle sulle spiagge: uno shampoo di «Head and Shoulders» (Procter & Gamble), venduto in Francia nella catena Carrefour[6].

Anche in Svizzera diversi grandi magazzini e negozi di arredamento hanno introdotto misure di sostegno per liberare gli oceani da tonnellate di rifiuti. Con ogni prodotto venduto – per esempio la pattumiera di Brabantia – viene versato un contributo a «The Ocean Cleanup».

Pattumiera Brabantia con il cartellino «Let's clean it up» a favore di The Ocean Cleanup, accanto al secchio interno in plastica estratto

La dichiarazione «Declaration of the Global Plastics Associations for Solutions on Marine Litter»

Nel 2011, 69 associazioni di 35 Paesi – così come l’associazione europea dei produttori Plastics Europe – si sono impegnate in una dichiarazione comune a sostenere diverse misure contro il marine litter. Vi rientrano temi come la sensibilizzazione dell’opinione pubblica nei Paesi interessati, l’informazione, la messa a disposizione di dati e il sostegno a progetti di raccolta. Degna di nota è l’iniziativa «Zero Pellet Loss»: mira a evitare che lungo tutta la catena del valore i granuli finiscano nell’ambiente e quindi nelle acque[7].

Qualcosa si muove dunque per venire a capo del problema. Resta però molto da fare. Come trasformatori possiamo assumere la nostra responsabilità:

  • impegnandoci nelle associazioni a favore dei progetti WFO;
  • promuovendo l’impiego di plastiche Post Consumer Recycling (PCR), comprese quelle raccolte sulle spiagge;
  • assicurando che dal nostro stabilimento nessuna plastica finisca nelle acque.

Serve però l’intera catena: produttori e trasformatori responsabili di materie prime, brand owner che confezionano i loro prodotti in contenitori di plastica PCR, consumatrici e consumatori che non si lasciano disturbare dal fatto che un imballaggio PCR non sia di un bianco perfetto e che, dopo l’uso, smaltiscono correttamente gli imballaggi o li conferiscono ai sistemi di raccolta.

Fonti

  • [1] IEEP Institute for European Environment Policy, Plastics, Marine Litter and the Circular Economy, October 2016
  • [2] Marine Litter, European Commission, Good Environmental Status, April 2017
  • [3] Here’s where the Ocean’s trash comes from, National Geographic Magazine, April 2017
  • [4] www.wastefreeoceans.org/fishingoceanplastic
  • [5] www.terracycle.de
  • [6] Press release, P&G’s Head & Shoulders Creates World’s First Recyclable Shampoo Bottle Made with Beach Plastic, 19 gennaio 2017
  • [7] Marine Litter Solutions, Declaration of the Global Plastics Associations for Solutions on Marine Litter, 2011

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